3.3.09


Salviamo il bosco di Campovarigno

Ricevetti nel febbraio dell’anno scorso una segnalazione da alcuni tecnici che mi assicuravano che era ancora possibile mettere assieme il progetto, il finanziamento e con l’apporto di un privato (che qui già esiste) trovare una nuova area per costruire il palazzetto dello sport piu’ grande e salvare così capre e cavoli. Salvare il bosco e avere una struttura piu’ capiente e piu’ consona alle attività sportive ed agonistiche che si praticano. Fare un project financing per salvare il bosco molto importante nella località Campovarigno, a Carnello.

Sottoposi la segnalazione ma da allora il Comune ha accelerato sull’iter e siamo arrivato a oggi con il Tar che ha dato via libera ai lavori e con il possesso dell’area che si è avuta lunedì 2 marzo respinta dai cittadini ed ambientalisti di Verde Liri.

Il problema del palazzetto è anche questo: da anni non si riesce a gestire, a Sora, il Campo Trecce, si potrebbe verificare la stessa cosa, non riuscire piu’ a gestire il palazzetto in futuro.
Un altro aspetto importante da non sottovalutare è la posizione troppo distante dalla città.

In Finlandia costruiscono i palazzetti nelle vicinanze delle scuole.

Un luogo adatto e una posizione piu’ consona potrebbe essere proprio l’area dove c’è il Campo Trecce (anche qui c’è un privato che vuole rilevare tutto il complesso). Qui si potrebbero trovare i 500 posti e si potrebbe trovare una soluzione per trasformare una parte dell’area da destinare alla nuova struttura.

Lunedì 9 febbraio c’è stato l’incontro sull’area di Campovarigno con gli ambientalisti, i proprietari, gli amministratori e i tecnici comunali. Si è aspettato il ricorso al Tar.

La lettera di Verde Liri al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.

Caro presidente,

l'importanza dell' habitat naturale di Campovarigno è dato dalla rara presenza nel sito di un relitto forestale probabilmente risalente alle fasi glaciali dell'era quaternaria, quando ai bordi del Lago Lirino (attuale piana di Sora) si sviluppava una foresta costituita in gran parte da grandi Roveri e Noccioli.

Nella zone umide intermedie Fràssini, Olmi e Pioppi formavano boschi misti, conservatesi in questi territori dal clima più mite, allorchè nell'Europa centrale ai boschi di latifoglie subentrarono le conifere, più resistenti ai freddi.
Il bosco di Campovarigno, oggi poco distante dal centro urbano della città, poteva occupare quindi durante la fine del paleolitico una fascia trà il lago e le sponde più elevate, probabilmente salvato dalla distruzione in era storica per l'ambiente paludoso poco adatto alla coltivazione.
Si tratta di un'estensione di circa 3 ettari (30.000 metri quadrati), in gran parte costituita da un'insieme di specie vegetali riferibili alla associazione arborea: Carici Remotae - Fraxinus Oxicarpae (Faber e Cox 1936).
Il bosco, allo stato di “climax” ( bosco maturo), contiene al suo interno tutte le essenze arboree e arbustive tipiche di quest'associazione botanica, riscontrabile soltanto in alcuni siti della pianura Padana e sulla costa tirrenica di cui il termine più meridionale, al momento, è Castel Porziano vicino Roma.

In questo particolare bosco misto oltre al Fràssino; (Fraxinus oxicarpa) troviamo quindi in associazione: il Rovere (Quercus petraea), la Farnia (Quecus robur), la Roverella (Quercus pubescens), l'Olmo campestre (Ulmus Minor), l'Olmo liscio ?(Ulmus laevis ), l'Acero oppio (Acer campestre), il Pioppo nero (Populus nigra), il Salice fragile (Salix fragilis) la Beretta del prete (Euonjmus europaeus), il Pungitopo (Ruscus aculeantus). Ai bordi del bosco: il Nocciolo (Corilus avellana), il Ligustro (Ligustrum vulgare) e il Biancospino (Cratagus monogyna).
Quest'ambiente conserva un suo habitat naturale idoneo alla vita di numerose specie animali. Fra i mammiferi superiori è accertata la presenza di Volpi ed Istrici, fra gli uccelli è segnalata lo stazionamento di avifauna migratoria; trampolieri ed uccelli aquatici e diverse specie di rapaci. Diffuso è il Picchio, segnalata la presenza del Picchio rosso maggiore, del Picchio rosso minore e del Picchio verde

La estrema particolarità botanica, faunistica ed idrologica di quest'ambiente certamente è motivo per adoperarsi affinchè esso non venga distrutto o danneggiato da improprie urbanizzazioni.
Tutto il bosco è protetto dal nuovo Piano Paesistico Regionale ma purtroppo il PRG (piano regolatore) di Sora aveva inserito erroneamente quest'area in una zona di “servizi generali”.

Le amministrazioni comunali succedutesi avrebbero dovuto rilevare l'impossibilità di utizzare questo sito, al contrario è stato individuato per la costruzione del palazzetto dello sport.

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