1.8.12

IL RACCONTO DI SIMONA TATANGELO

IL MESSAGGIO DELLA DISCORDIA

Alex voleva fare un regalo speciale alla sua amica Isa che compiva 17 anni.
Così prese la sua montain bike e corse verso la spiaggia, vicinissimo casa sua.
In quel periodo di fine agosto i turisti erano diminuiti e quindi si stava tranquilli.
Il ragazzo, nonostante ciò, mise al sicuro la vecchia bici legandola a d un palo. Il catenaccio utilizzato lo aveva comprato attraverso un sito internet d’aste. Aveva fatto un affarone pagando quattro soldi quel piccolo gioiello super accessoriato che incorporava in sé più allarmi: spruzzava fumo o borotalco a chi si avvicinava a quindici centimetri di distanza; “sparava” una luce rossa, prima lampeggiante e poi fissa, a cinque centimetri; se si sfiorare la bici scattava un potentissimo suono udibile ad un chilometro di distanza. Una volta l’allarme era scattato e i carabinieri, pensando ad una cosa grave, si erano fiondati sul posto. Vi avevano trovato un gatto nero, diventato tutto bianco e profumato, che si leccava freneticamente nel tentativo di ripulirsi. Alex aveva appena fatto in tempo a bloccare tutti gli allarmi alla sua bici che la volante era arrivata. Lui aveva osservato tutta la scena, ben nascosto. Un po’ gli era dispiaciuto di aver creato tutto quel trambusto. Poi si era fatto quattro risate perché i carabinieri, alla fine, se n’erano andati senza capire cosa era veramente successo.
Mentre il ragazzo sorrideva a quel ricordo, osservò il mare: era così affascinante e placido mentre rifletteva, come uno specchio, la luce del caldo sole del pomeriggio. Alex si tolse i sandali e cominciò a perlustrare la riva del mare.
Stava cercando conchiglie il più possibile belle e particolari perché voleva farne una collana.
Lui non era mai stato bravo nei lavori manuali, era più per le tecnologie. Gli bastava mettersi seduto davanti al computer per essere felice, sapeva utilizzare tutti i più difficili programmi informatici che esistevano. Una volta era riuscito a navigare su internet per dodici ore di fila!
Al contrario la sia amica d’infanzia, Isa, amava tutti i lavori artigianali e creativi, quindi aveva pensato di regalargli una sua personale “creazione”.
Dopo aver camminato per più di un chilometro gocciolava di sudore. Era stanco ma soddisfatto perché era riuscito a riempire tutto il sacchetto che portava con sé.
Si sedette per riposare un po’, in quel momento maledisse i chili di troppo che lo appesantivano e che non riusciva proprio a perdere.
A scuola lo prendevano in giro perché era “cicciottello”, l’unica che lo aveva difeso, già dal primo giorno di scuola elementare, era stata Isa. Fra i due bambini era scattata subito della simpatia che ben presto si era trasformata in amicizia.
Mentre il ragazzo tirava fuori le conchiglie dal sacchetto, delicatamente come se fossero state perle, le studiava attentamente una ad una.
Era stato proprio bravo, né aveva trovate molte belle ma in particolare ce n’era una tutta attorcigliata di un colore perlato mai visto in vita sua. Il ragazzo “progettava” di utilizzarla come ciondolo centrale della futura collana.
Mentre era assorto in questi pensieri sentì qualcosa che gli sfiorava il piede.
Guardò cos’era e vide una bottiglia di vetro che riuscì, con un veloce scatto, ad afferrare prima che un onda se l’inghiottisse di nuovo.
Dentro c’era qualcosa che a prima vista sembrava un pezzo di carta arrotolato.
Dopo qualche manovra fatta con un bastoncino, trovato sulla spiaggia, riuscì a cacciare il foglio fuori dalla bottiglia senza strapparlo.
Lo srotolò e se lo mise il più vicino possibile agli occhi, perché il contenuto era sbiadito. Gli parve di vedere il disegno di una mappa o di quello che almeno restava.
I punti di riferimento indicati gli sembravano familiari: via Ritoli era dove abitava, anche il numero civico corrispondeva. Non c’era dubbio era proprio casa sua, dove aveva vissuto e cresciuto finora.
Ma il messaggio nel mare chi l’aveva lanciato? Era incredibile il modo casuale in cui era venuto in possesso di una cosa che lo riguardava.
Alex decise di cercare subito il “tesoro” nascosto ed era talmente curioso che dimenticò anche che aveva poco tempo per preparare la collana di conchiglie.
Tornato a casa, studiò attentamente con una vecchia lente d’ingrandimento, uscita in un pacco di merendine, i disegni sul foglio.
Capì che qualsiasi cosa stava cercando era seppellita all’ombra di un’antica quercia nel giardino di casa sua.
Si munì di una zappa, presa in prestito da suo padre che la utilizzava per fare giardinaggio, e cominciò a scavare.
Ben preso fece una buca profonda finché non incontrò qualcosa di duro. Allora decise di continuare con le mani e riuscì a tirare fuori una piccola scatola di metallo chiusa con un lucchetto.
Sempre più curioso ripulì la scatola aiutandosi con la punta della sua maglietta.
Portò la scatola dentro casa mentre cercava con le mani di aprirla. Nonostante fosse arrugginita non ci riusciva, così afferrò un ferretto di sua madre, poggiato su un mobile, e manomise la serratura del lucchetto.
Aperta la scatola vi trovò dentro un piccolo sacchetto di velluto rosso, chiuso con un fiocchetto rosa.
Alex pensò che chi aveva nascosto l’oggetto aveva fatto in modo che si conservasse con cura.
Sciolto il fiocchetto vide che dentro c’era un orologio. Era il primo swatch della sua vita.
All’epoca ricordava di tenerci particolarmente a quell’oggetto. Ricordava ancora quel giorno quando lo aveva visto, insieme a suo nonno, esposto nella vetrina di un piccolo negozietto. Fu subito attratto dai disegni, sull’ovale, di due cagnolini azzurri circondati da un cuore rosso su un fondo nero e da un cinturino con disegni geometrici degli stessi colori. Suo nonno aveva insistito per regalarglielo pur di farlo contento.
Lo stesso orologio, un giorno lo aveva visto indossare dal suo cantante preferito, sulla copertina di una rivista. Si era vantato persino con i compagni di scuola di avere gli stessi gusti del suo idolo, che gli sembrava un po’ meno irraggiungibile.
Da piccolo ricordava di averci pianto dei giorni per aver perso quello che ora era solo un vecchio cimelio.
Ma chi l’aveva nascosto lì?
Alex ricordò che in quel periodo, aveva lanciato più di trenta messaggi in mare, insieme ad una sua amichetta d’infanzia, che guarda caso, era anche la destinataria della collana di conchiglie.
La sua amica Isa la conosceva da più di dieci anni. Avevano frequentato tutte le scuole insieme. Anche le loro famiglie si erano legate parecchio tanto da fare spesso le vacanze insieme. Ancora non dimenticava il giorno in cui lui e la sua amica aveva stretto insieme la coppa della vittoria del primo campionato nazionale di calcio misto, organizzato dalla loro città. La loro foto era finita anche sui giornali nazionali.
Mentre Alex era perso nei ricordi entrò nella cucina sua madre che gli disse:<<Hai trovato le conchiglie che cercavi?>>.
Alex rispose: <<Sì, sì ma ho trovato pure qualcos’altro.>>.
La mamma non capì quest’ultime parole del figlio perché le aveva pronunciate in tono basso. La donna, invece, continuò ad incalzare il figlio a preparare il regalo perché il compleanno era domani e lui non se la cavava poi tanto con i lavori manuali.
La mamma lo vide mentre si alzava dal tavolo e gli urlò dietro : <<Ma che hai combinato?La maglietta è tutta sporca di terra! Cambiatiiiiii>>.
Alex, scuro in volto, non rispose nulla e se n’andò nella sua stanza.
Ripose quell’antico ricordo nel cassetto del comodino e decise di infilare una dietro l’altra le conchiglie in un filo argentato, acquistato per l’occasione.
Il ragazzo pensò che forse era l’ultimo regalo che dava alla sua amica, se veramente la sua teoria l’indomani sarebbe stata confermata ovvero che era stata lei a nascondergli l’orologio.
Accese la radio per cercare di eliminare i pensieri negativi e finire al più presto il lavoro.
Nonostante fosse distratto alla fine venne fuori un piccolo gioiello……. forse fin troppo bello per Isa.
Quella sera non aveva fame, i suoi si preoccuparono chiedendogli che cosa avesse. Suo padre, guardandolo fisso in volto, gli disse:<<Alex ma che hai la febbre?>> Alex ,di solito, era sempre una buona forchetta, non rifiutava mai il bis di pasta e dolci almeno che non aveva la febbre a quaranta!
Invece quella cena l’aveva solo spizzicata e si era rifiutato di mangiare anche il suo dolce preferito, il millefoglie.
Alex disse che era nervoso perché fra qualche giorno riniziava la scuola.  I genitori credettero a quella scusa e non lo subissarono più di domande lasciandolo in pace, chiuso nel suo mutismo.
Il ragazzo andò nella sua stanza, quasi a digiuno nonostante i crampi allo stomaco. Fece degli incubi tremendi in cui immaginava di stare chiuso dentro una bottiglia di vetro, proprio come quella che conteneva la mappa. Ad un certo punto gli mancava l’aria, stava per soffocare, perché qualcuno la stava riempiendo tutta di conchiglie. Poi si svegliò all’improvviso tutto sudato per lo spavento.
Finalmente arrivò il giorno dopo, le lancette dell’orologio quel giorno sembravano girare veloci perché erano arrivate le otto di sera, l’orario in cui iniziava la festa a casa di Isa.
Indossò una camicia e un jeans scuri che lo sfilavano o almeno questo era il suo intento, impacchettò il regalo un po’ controvoglia e si avviò lentamente verso la casa dell’amica.
In giardino c’erano i genitori e i nonni di lei che lo accolsero calorosamente perché ormai lo consideravano come il loro secondo figlio.
Alex cercò di sorridere e li ringraziò per l’invito.
Poi entrò nella casa, dove trovò subito Isa che faceva gli onori di casa. La ragazza indossava un elegante vestito blu notte, come il colore dei suoi occhi, che la faceva sembrare più esile di quando già fosse. I capelli erano tenuti su da un cerchietto brillante come una corona di diamanti. Alex non l’aveva mai vista così bella e soprattutto truccata, sembrava un’altra persona.
Isa gli andò subito incontro: <<Ciao Alex, com è che sei arrivato tardi?Di solito arrivi anche prima agli appuntamenti >>.
L’amica che conosceva bene Alex, capì subito che c’era qualcosa che non andava: <<Ma che hai, è successo qualcosa a tua nonna?Sta di nuovo male?>>.
Isa sapeva che l’unica nonna che era rimasta al suo amico si era ripresa da poco da un infarto. Alex rassicurò l’amica, la prese per un braccio e la portò in disparte dagli occhi e chiacchiere degli altri ospiti. Isa non capiva ma assecondò l’amico.
Alex chiuse la porta del ripostiglio, dietro le loro spalle, e cominciò a parlare: <>.
Tirò fuori dalla tasca l’orologio di plastica facendoglielo ciondolare davanti la faccia.
Isa lo guardò e cercò di scavare nella mente ma non gli veniva niente in mente.
Il ragazzo cercò di rinfrescargli la memoria, gli ricordò dei pomeriggi passati a lanciare messaggi nel mare e dove aveva trovato nascosto l’oggetto.
Isa lo ascoltava a bocca aperta, sempre più incredula.
Quando Alex gli mostrò anche la mappa lei riconobbe la sua scrittura di bambina e gli venne tutto in mente.
Ammise, un po’ balbettando, che era stata lei a far scomparire l’orologio. L’amico voleva delle spiegazioni mentre la guardava sempre più furente.
Isa disse che l’aveva preso un giorno, dei tanti, in cui era andata a fare i compiti da lui.
Gli e l’aveva preso per fargli un dispetto. Lui gli aveva buttato nel lago, della loro città, un suo aquilone mentre stava tentando di farlo volare.
Lei c’era rimasta male perché non gli aveva chiesto scusa, anzi gli aveva riso in faccia.
Isa ricordò che ci aveva messo molto tempo per farlo cercando tutti materiali riciclati.
Quell’aquilone le aveva fatto vincere anche il suo primo premio in un concorso a scuola come “migliore creazione originale”.
Il giorno in cui doveva ricevere il premio, non lo poté fare perché l’aquilone non esisteva più, era stato distrutto il giorno prima da lui.
Alex aveva rimosso quell’episodio ma ora che ci ripensava non aveva capito che la sua amica ci aveva sofferto così tanto, insomma anche lui all’epoca l’aveva fatta “grossa”.
Entrambi, ora si guardavano negli occhi con rabbia e stupore.
Isa fu la prima che uscì dal ripostiglio.
Sbatté la porta con le lacrime agli occhi mentre il trucco le si scioglieva sotto gli occhi.
Alex rimase immobile, per un tempo indefinito, come iptonizzato ad osservare il vuoto.
Poi fu risvegliato da questo stato di “trans” dalle risate e canti d’auguri dedicati ad Isa.
Usci dal ripostiglio e si trovò davanti la mamma dell’amica.
Il ragazzo farfugliò qualcosa, non sapeva che inventarsi. Non poteva certo dire di essersi perso perché quella casa la conosceva a memoria per quante volte c’era stato.
Così diede in mano alla donna il regalo che aveva fatto per l’amica e fuggì via.
Passarono due settimane in cui i due ragazzi, per la prima volta, da quando si conoscevano né si sentirono e incontrarono.
Un giorno Alex decise di fare jogging sulla spiaggia, si era messo in testa che doveva a tutti i costi smaltire i chili in più.
Incontrò Isa che stava seduta sulla spiaggia, con davanti una tela, mentre cercava di disegnare quel tramonto sul mare.
Incrociarono lo sguardo e il primo istinto fu di voltarsi le spalle e fuggire via, poi qualcosa li trattenne dal farlo.
Si avvicinarono e contemporaneamente si abbracciarono.
La loro lunga amicizia non poteva finire così per una ripicca di quand’erano bambini.
Entrambi erano parecchio orgogliosi per fare il primo passo. Solo un incontro casuale li avrebbe fatti rappacificare.
Insieme prepararono un altro messaggio da lanciare in mare, in cui si giuravano amicizia per sempre.
Chissà se questa bottiglia, inghiottita dal mare, sarebbe mai ritornata nelle loro mani un giorno.

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